Fulvio Ferrari è professore di filologia germanica all’università di Trento, oggi in pensione, nonché traduttore dalle lingue scandinave e dal nederlandese per la casa editrice Iperborea. È anche socio Aist della prima ora, ha organizzato tre convegni accademici su Tolkien in collaborazione con la nostra associazione ed è contributore nonché membro del comitato scientifico de «I Quaderni di Arda: rivista di studi tolkieniani e mondi fantastici».
Il suo libro – pubblicato nella collana di studi storico-letterari, filologici e culturali “Medievalismi”, diretta dalla prof. Roberta Capelli – intitolato Gli altri mondi dell’eroe: Beowulf e la letteratura fantasy (Edizioni dell’Orso, €25), ha un intero capitolo dedicato a Tolkien, ovvero all’influenza che il poema anglosassone in questione ha esercitato sia sull’attività di studioso sia su quella di narratore del professore di Oxford.
Prima di tutto però il saggio di Ferrari è un’originale ricerca sulla persistenza del Beowulf, il più celebre poema anglosassone, ovvero sulle sue riscritture moderne nella narrativa, nel cinema, nella tv e nel fumetto. È proprio questo lo scopo del saggio: indagare «perché questo testo, appartenente a una cultura così lontana nel tempo, continui a stimolare la lettura e la riscrittura nelle generazioni a noi contemporanee».
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Su Tom Bombadil sono state scritte innumerevoli pagine, a dispetto delle dichiarazioni talora sbrigative, talora un po’ enigmatiche che lo stesso autore ha fatto su questo personaggio.
Ogni 25 marzo, la comunità dei lettori e degli studiosi dell’opera di J.R.R. Tolkien si riunisce per il Tolkien Reading Day, un appuntamento che quest’anno invita a una riflessione particolarmente interessante anche per il pubblico italiano. Questa ricorrenza, istituita dalla Tolkien Society nel 2003, non è solo un momento di celebrazione per i fan, ma un’occasione per rimettere al centro della discussione l’immaginario del Professore di Oxford e i suoi testi.
Lunedì 16 febbraio, alle ore 17:30, presso la Sala Montanari della 
Nel panorama accademico contemporaneo, l’opera di Tolkien ha ormai oltrepassato i confini della narrativa di genere per assurgere a un campo di studio interdisciplinare prolifico. Se in Italia l’apertura delle università alla narrativa tolkieniana è ancora un processo in fieri che si sta concretizzando anche grazie a progetti come quello legato alla pubblicazione del nuovo numero de I Quaderni di Arda (rivista di studi tolkieniani realizzata dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani ed edita in collaborazione con l’Università degli Studi di Messina), all’estero invece il quadro è decisamente più maturo. Un valido esempio di questa apertura alla riflessione sulla narrativa tolkieniana è la Tolkien Round-Table concepita dall’Università di Malta nelle giornate del 24 e 25 Aprile 2026.
Lascio a chi è più bravo di me il compito di individuare tutti i riferimenti tolkieniani nascosti nella monumentale serie dei fratelli Duffer, Stranger Things, che nel corso di cinque stagioni si è meritatamente ritagliata un posto d’onore nella cultura televisiva e pop del nuovo millennio. Dalla parola d’ordine “Radagast” che garantisce l’accesso al covo di Will alla citazione di “Mellon”, solo per menzionarne due, le easter egg tolkieniane sicuramente abbondano, ed è altrettanto facile trovare generiche similitudini tra i due universi narrativi: la compagnia di eroi diversi fra loro ma uniti contro il Male, la labirintica (stile Moria) struttura di molte ambientazioni, e così via.



E’ di questi giorni l’uscita della nuova edizione di Santi Pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien, opera scritta dal socio AIST Claudio Antonio Testi. Il libro, che enuclea la famosa tesi di Testi sull’armonia tra paganesimo e cattolicesimo nel Mondo Secondario, rappresenta uno dei volumi fondamentali della produzione di studiosi italiani sull’opera di J.R.R. Tolkien. Siamo di fronte a una delle pietre miliari degli studi tolkieniani del nostro Paese e la nuova edizione sicuramente non mancherà di attirare l’attenzione di chi desideri avvicinarsi al legendarium non solo in termini riconducibili al fandom ma soprattutto per un approccio accademico all’opera di Tolkien.
Esce domani in libreria
Il mondo del collezionismo tolkieniano ha un nuovo Re. Tra i volumi che trascendono il semplice valore della carta assurgendo allo status di veri e propri totem annoveriamo una copia da record del romanzo più celebre di J.R.R. Tolkien. Lo scorso 15 Dicembre a Dallas, infatti, la raccolta in tre volumi di una prima edizione de Il Signore degli Anelli è stata assegnata per la ragguardevole cifra di 250.000 dollari. Si tratta del primato d’incasso assoluto per un set non autografato dall’autore stesso, che raddoppia il precedente primato di 103.125 dollari risalente al 2021. Quest’assegnazione fa raggiungere alle opere tolkieniane il rango di blue chip dell’investimento collezionistico, rendendole tra gli oggetti più desiderati al mondo non solo per chi si dedica all’accumulo seriale ma anche per chi intende l’esborso di denaro per garantirsi l’opera come una forma di capitalizzazione.


Se qualcuno cercasse un suggerimento per un regalo di Natale tolkieniano dell’ultimo minuto dovrebbe prendere in considerazione il libro di Matthew Dickerson e Jonathan Evans
Negli ultimi due decenni, la ricerca ha evidenziato come il Mondo Secondario di Tolkien non sia soltanto un artefatto letterario ma anche un laboratorio esemplare per la costruzione di mondi transmediali in cui logica narrativa, progettazione dei sistemi e pratiche dei giocatori convergono in giochi di carte, giochi di ruolo da tavolo e dal vivo, videogiochi e piattaforme online. Sulla scorta di quadri teorici consolidati negli studi sulla transmedialità e sui mondi immaginari, «I Quaderni di Arda» intende indagare la molteplice galassia dei giochi tolkieniani e la relazione – ora diretta, ora dialettica – che in essi si stabilisce fra fedeltà narrativa e trasformazione progettuale; intende, inoltre, riflettere su come i sistemi interattivi negozino canonicità, aspettative e partecipazione del pubblico (Wolf 2018; Freeman e Gambarato 2019).



